Dark Shadows su TV Sorrisi e Canzoni n° 20.
Non ci sono più i vampiri di una volta. I Nosferatu del terzo millennio o sono giovani, carini e romantici come quelli di «Twilight», o sono dei gigolò un po’ rintronati, però divertenti, come Johnny Depp in «Dark Shadows». Signore e signori, ecco a voi Barnabas Collins (nuova creatura di Tim Burton), il dongiovanni trasformato in vampiro da una strega gelosa, seppellito e infine risorto nel magico mondo degli Anni 70.
L’idea in realtà non è originale. Burton l’ha ricavata (e reinventata) da una vecchia soap opera andata in onda fra il 1966 e il 1971, già onorata da rifacimenti e remake. Il primo, vecchio «Dark Shadows» era una serie tenebrosa di oltre 1.200 puntate, zeppa di mostri e colpi di scena, diventata di culto negli Usa ma da noi praticamente sconosciuta. Perno della serie era proprio Barnabas Collins, allora interpretato da Jonathan Frid: entrato nel cast dopo decine di puntate, ne è subito diventato il personaggio chiave. Tim Burton ha ripreso l’intreccio di base della soap e lo ha rivisto secondo il suo immaginario pop-disneyano: gusto del colore, amore per la parodia, mix di orrore e comicità, sfondo romantico. Gli stessi ingredienti dei suoi film più tenebrosi, da «Edward mani di forbice» al «Mistero di Sleepy Hollow», col tipico gusto un po’ blasfemo che ama sfoderare al momento di rivisitare un classico (com’era già successo per «Alice in Wonderland» o «Batman – il ritorno»). Lo spunto comico della pellicola si basa sulla meraviglia di Barnabas, playboy settecentesco dall’eloquio aulico, a contatto con i problemi dei suoi discendenti moderni, e soprattutto con le mostruosità estetiche e tecnologiche degli Anni 70 (inclusa la Tv: «Che sortilegio è questo!?»)
Le riprese si sono svolte quasi tutte in Inghilterra e Scozia, con l’intero villaggio di Collinwood ricostruito dentro gli studi Pinewood. E poi: scene di fantasmi girate sott’acqua, costumi del Settecento e del Novecento volutamente mescolati, una fotografia tenebrosa che Burton ha cercato il più possibile simile a quella degli horror Anni 70.
Insomma, siamo di fronte al più tipico dei film di Tim Burton, buffo e pauroso al tempo stesso, e con un cast terrificante. Barnabas è interpretato dall’attore preferito del regista, Johnny Depp, con il fisico di qualche anno fa (ricordate com’era diventato rotondo in «The Tourist»?): nutrendosi per mesi di frutta e tè verde è riuscito a buttare giù 10 chili. La strega Angelique ha gli occhi azzurri e il profilo morbido di Eva Green: la ragazza francese dei «Dreamers» di Bertolucci, nonché grande amore di Daniel Craig – 007 in «Casino Royale», ha soffiato il ruolo a Jennifer Lawrence, l’eroina di «Hunger Games». La severa matriarca discendente di Barnabas, Elizabeth Collins, è invece Michelle Pfeiffer (già Catwoman per Burton in «Batman – Il ritorno»). La nipotina annoiata Carolyn è Chloe Moretz, appena vista in «Hugo» di Scorsese, già vampirella nel recente «Blood Story». La sbigottita psichiatra Julia Hoffman è infine Helena Bonham-Carter, la regina madre del «Discorso del re», da tempo compagna di Burton.
Occhio ai camei e alle comparsate: si va dal mitico Christopher Lee (protagonista di «Dracula il vampiro» del ’58 e di altri sei film della serie) alla rockstar Alice Cooper, fino ai superstiti della serie televisiva, mimetizzati fra gli ospiti di una festa.
Leggenda vuole che Johnny Depp (come Burton e la Pfeiffer) sia un fan sfegatato del telefilm fin da ragazzino, e che avesse giurato di diventare come Barnabas; c’è riuscito quasi mezzo secolo dopo, interpretando (e co-producendo) questa versione cinematografica. Vedendo fra le comparse l’ormai anziano Jonathan Frid, il protagonista della vecchia serie tv, Depp si è avvicinato pieno di riverenza sussurrandogli: «Senza di lei tutto questo non sarebbe mai esistito». Ironia della sorte, il vecchio Frid è scomparso il 13 aprile, giusto un mese prima dell’uscita del film. Ma i vampiri, in fondo, non muoiono mai.
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