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10 Ottobre 2012: Cristina membro del nostro fans club, intervista Tim Burton al London Film Festival!
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Depp Heaven interview Tim Burtont
aprile: 2014
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Johnny e Hunter S.Thompson

Johnny Depp – Il mio esplosivo amico

Hunter S. Tompson

La prima volta che incontrai Hunter S. Thompson fu quando mi invitarono alla Woody Creek Tavern, in Colorado, nel dicembre del 1994. Qualcuno mi disse: “Perché non fai un salto qui, così tu e Hunter vi bevete qualcosa?”. Ci andai.
Sto seduto lì, in fondo al locale, a qualcosa come quaranta metri dall’ingresso. Di colpo vedo la porta spalancarsi, e subito dopo delle scintille: laggiù c’era un tipo con un pungolo per il bestiame, lungo tipo un metro, e una pistola elettrica. Il mare di persone ha cominciato ad aprirsi – la gente saltava di qua e di là per schivare il caos che si avvicinava – e a quel punto ho sentito la voce: “Fuori dai piedi, bastardi!” Erano armi che teneva “per precauzione”, ma molto pratiche per farsi largo tra la folla. Una volta aperto il Mar Rosso, è arrivato al mio tavolo e mi ha detto: “Come va? Io sono Hunter”.Fu in quel preciso istante, quando si mise a sedere, che capii di avere davanti la perfetta incarnazione di un gentiluomo del Sud. Tra noi l’intesa scattò perché eravamo entrambi del Kentucky, entrambi avevamo alle spalle una giovinezza movimentata, e un grande amore per la letteratura.
Mi invitò a casa sua quella sera stessa, verso le due, due e mezzo del mattino, e appena arrivato notai appeso a una parete uno splendido fucile calibro 12 nichelato. Essendo del Kentucky, in mezzo alle armi c’ero cresciuto, così gli dissi: “Caspita, quello sì che è un signor calibro 12″. E lui: “Ti va di provarlo?”. E io: “Sì, certo, eccome”. Al che aggiunse: “Allora dobbiamo costruire una bomba, cazzo!” E così costruimmo una bomba, usando delle taniche di propano e della nitroglicerina. La portammo nel giardino dietro casa, dopodiché lui mi mise in  mano il fucile. Sparai da un trenta, trentacinque metri, centrandola in pieno e facendola esplodere in una gigantesca, incredibile palla di fuoco alta più di venti metri. Capii che era stato un esame, il mio rito di passaggio. Da quel momento in poi fummo inseparabili, e quando non era possibile ci sentivamo al telefono in continuazione.( Video )

Le sue telefonate potevano arrivarti alle 3 del mattino. Mi chiamava “Colonnello Depp”, perché per lui ero un colonnello del Kentucky. Diceva: “Colonnello, tu cosa sai della malattia della lingua nera villosa?”. E io: “Eh? Niente di niente!”. E lui: “Allora ti mando tutte le informazioni necessarie. È una cosa che dobbiamo conoscere”. Era preoccupatissimo che la malattia si diffondesse tra le nostre truppe.

Oppure ti chiamava nel cuore della notte, dicendo: “Quando puoi raggiungermi a Cuba? Mi servi all’Havana. Devo scrivere un pezzo, ci andiamo come inviati di Rolling Stone“. Quando Hunter tirava fuori una richiesta del genere, tu facevi in modo di riuscirci. Voleva intervistare Castro, ma a lui non arrivammo, e così l’articolo diventò un pezzo sulle nostre avventure laggiù. Diceva che ero “Ray, la mia guardia del corpo”. Fu meraviglioso: io e Hunter da soli a vagare per l’Havana, andando per ristoranti e case in cui normalmente la gente andava solo se invitata. Tutto completamente assurdo e surreale.

Dovessi scegliere il mio periodo preferito fra quelli trascorsi con Hunter, sarebbe senz’altro la primavera del ’97, quando abitai nel seminterrato di casa sua, in una stanza davanti alla “sala di guerra”, che lui chiamava “la stanza di Johnny.” Eravamo come una coppia di coinquilini. Cominciai ad avere i suoi orari. Andavamo a letto verso le 9 o le 10 del mattino, e ci alzavavamo a far colazione alle 7 di sera. Lui si prendeva cura di me. Si preoccupava che mangiassi. Le cose che la gente sa o crede di sapere su Hunter – il suo approccio selvaggio alla vita e quel suo modo di essere irriverente, bellissimo, poetico – sono tutte vere. Ma quando ce ne stavamo a casa sua, semplicemente seduti in cucina a dire stronzate e guardare sport, era una persona molto gentile. Iper, ipersensibile, il che spiega tutte le medicine che prendeva senza prescrizione.

Ero entrato nell’ordine di idee che l’unica cosa sbagliata da fare sarebbe stata tentare di tenergli testa, su qualunque terreno. Una volta volevo prendere degli allucinogeni con lui, dell’Lsd, e me lo impedì. Disse: “Ascoltami bene: questa è roba potentissima, ne avresti per due giorni pieni. Ti senti pronto?” Gli risposi: “Non ne sono tanto sicuro. No, mi sa di no”. E lui: “Allora ti consiglio di aspettare”. Su certe cose era molto prudente. Quello che assumeva lui erano affari suoi, ma se gli dicevi che ti sentivi pronto a fare il salto, ti chiedeva di pensarci due volte. Sapeva che lo veneravo, e io so che mi voleva bene. Per me credo sia stato qualcosa a metà strada tra una figura paterna e un mentore, ma ciò a cui più assomigliavamo era a due fratelli. Eravamo come fratelli.

L’Hunter del periodo 1970-71, ovvero l’epoca di Paura e delirio, è quello che stava perdendo i capelli e possedeva ancora la sua voce al culmine della potenza. L’Hunter tra il 1959 e il 1960 era un bell’uomo slanciato, asciutto, atletico, che batteva ripetutamente a macchina Il grande Gatsby per scoprire cosa si provava a scrivere un capolavoro. Era un ragazzo che cercava la sua voce e una valvola di sfogo per tutta la rabbia, la furia, la passione che aveva in corpo.

Quanto al modo in cui ho affrontato il personaggio del suo alter ego Paul Kemp in The Rum Diary (Il libro è stato ispirato dalle esperienze del giornalista a Porto Rico nel 1960), per me Kemp è l’Hunter che sta ancora faticosamente cercando una voce, l’Hunter pre-Gonzo, mentre Raoul Duke (il personaggio interpretato da Johnny Depp in Paura e delirio a Las Vegas nel 1998, ndr), è l’Hunter Thompson pienamente maturo.

Quand’è morto, a 67 annio, tutti quanti sono rimasti scioccati, ma in realtà non è stato uno shock per niente. Piuttosto un colpo devastante. Pensare: “Oddio, non riceverò mai più le sue telefonate, non sentirò mai più la voce di quella testa di cazzo. Il “Troppo Forte Club” scomparirà”. Era un’espressione di Hunter. Mi chiamava e mi diceva: “Colonnello, è ora di riunire il “Troppo Forte Club””.

Aveva progettato il suo funerale così nel dettaglio da aver scelto la location esatta. La mia impressione è che abbia organizzato la faccenda del cannone quasi per lenire il dolore. Così che potessimo dire: “Sì, ok, siamo qui per piangere Hunter, ma ora dobbiamo lasciarlo un attimo da parte perché, Cristo santo, c’è da costruire un cannone lungo cinquanta metri per spararlo nella stratosfera”. Hunter secondo me sapeva perfettamente che sarei stato l’unico abbastanza scemo da accettare di farlo. Non l’ho innescato io, ma il balletto di luci ed esplosioni è stato bellissimo, surreale. La perfezione. Immaginatevelo: Hunter Thompson che conclude i suoi giorni trasformandosi in un gigantesco proiettile carico delle sue ceneri e di polvere da sparo. Un cerchio che si chiude!

Sento la sua presenza quotidianamente. Sul serio, da quando mi sveglio e bevo il caffè a quando poso la testa sul cuscino. Me lo porto dentro. E questo mi esalta. Ho avuto una gran fortuna, all’epoca. Qualunque cosa succedesse, qualunque cosa ci capitasse o facessimo insieme, sapevo che era davvero speciale, e che non sarebbe mai più tornata. Sono un uomo fortunato.

Fonte

Johnny parla di Hunter – Intervista del ”Larry King Show” 2011

KING: Un altro fantastico uomo nella vita di Johnny, Hunter S. Thompson. Qui ci mostra una lettera e un assegno, qualcosa che ha ricevuto dopo che Thompson aveva perso una scommessa sui mondiali del 1998. Johnny è diventato amico di Thompson prima di girare “Paura e Delirio a La Vegas”. Era un’amicizia che è durata per anni e una che ha portato al suo ultimo film “The Rum Diary”. Ok. Parliamo di Hunter Thompson e della tua amicizia con lui. Hai fatto questo film “Rum Diary” su di lui. Hai trovato questo romanzo, giusto? Non ha scritto.. non sapevamo che scriveva romanzi.

DEPP: No, no. L’ho trovato per caso. Hunter e io… era quando stavo cercando “Paura e Delirio in Las Vegas” e stavo vivendo nella sua cantina e ho trovato questa scatola. Stavamo cercando i manoscritti di “Paura e Delirio” e vedo questa copertina,“Rum Diary” passare tra le sue mani. Ho pensato, wow, che cos’è? Così abbiamo iniziato al leggerlo, seduti a gambe incrociate per terra. Leggendo questa cosa meravigliosa. E lui dice, Oh, mio Dio, è davvero buona, vero? Si, è davvero buono Hunter. Che cosa stai facendo ma poi gli venuta un’idea, mi chiamava Colonnello . Colonnello Depp, come colonnello lo dobbiamo produrre. Lo produrremmo insieme. Sarà nostro , quindi questo era il piano.

KING: Sapeva che lo avresti fatto?

DEPP: C’è voluto un po’ di tempo, anni, gli anni sono passati. Poi Hunter ha fatto la sua uscita. Quindi non è riuscito…

KING: avete fatto una specie di promessa che lo avreste fatto?

DEPP: Si assolutamente. Si.

KING: Quindi è un obbligo?

DEPP: Per certo. No, questo era un obbligo verso Hunter. Questa era assolutamente una promessa, lo produrremmo insieme. Dovevo… voglio dire Hunter aveva la sua sedia ogni giorno con il nome sopra. Avevamo la sceneggiatura con il suo nome sopra. C’era una bottiglia di Chivas. Avevamo Dunhills, avevamo i filtri delle sue sigarette.

KING: E’ davvero un film inusuale, sei d’accordo con questo.

DEPP: Si, lo è.

KING: Le persone reagiranno in maniera diversa.

DEPP: Penso di si.

KING: Allora spiega ai profani chi era Hunter Thompson.

DEPP: Penso sia il più importante scrittore di saggi del 20esimo secolo.

KING: Quando è morto, hai sparato le sue ceneri?

DEPP: Si.

KING: Come sietei arrivati a questo?

DEPP: Era….

KING: Da un cannone?

DEPP: Si, ho costruito un cannone. Era la sua ultima richiesta. Ed era qualcosa di cui abbiamo parlato un po’ di volte. Ma sapevo che questo era ciò che voleva. E sapevo che bisognava farlo, a qualunque costo. Così ho incontrato alcuni maghi architetti. E abbiamo escogitato un cannone di 46 metri in modo da sparare Hunter nella stratosfera.

KING: Ha fatto un suono forte?

DEPP: OH, Era enorme. È venuto tutto addosso a noi. Eravamo coperti dalle ceneri di Hunter. Ma l’idea di portare Hunter, le sue ceneri e poi mischiarle con la polvere da sparo, c’era qualcosa di poetico. Sarebbe stato amato. Quindi, voglio dire, era qualcosa che bisognava fare e lo abbiamo fatto. 

Photo Gallery del sito

Funerale di Hunter.

Depp è stato uno dei pochi ospiti al ricevimento privato, in occasione della commemorazione di Thompson. Tra gli ospiti per onorare la memoria dello scrittore c’ era anche  John Cusack, che, insieme a Depp e Hunter aveva preso parte in un film documentario nel 2003 “Colazione con Hunter.”

Depp è sempre stato affascinato da Hunter S. Thompson, così  non ha esitato a spendere 2,5 milioni  per organizzare una sepoltura degna di essere notata anche nell’ altro mondo. Adempì al desiderio di Thompson: che le sue ceneri fossero state sparse al vento. “Diverse volte ha raccontate il suo ultimo desiderio: che le sue ceneri fossero lanciate da un cannone, che lui stesso aveva disegnato – ha detto in un’intervista con Johnny Depp. - E così ha fatto per assicurarsi che la sua volontà fosse eseguita “.

Secondo il New York Post, il missile era pronto già il 21 agosto, sei mesi dopo il suicidio di Hunter. Era adorna del logo del marchio Thompson: un pugno chiuso.

Anche in questo caso, a seguito della volontà di Thompson al servizio commemorativo in suo onore erano presenti un sacco di ospiti e celebrità. Ad onorare la memoria dello scrittore c’erano circa 250 persone, tra cui Johnny Depp, Sean Penn e Bill Murray.

La vedova di Thompson, Anita, si è comporta esattamente come avrebbe fatto il suo defunto marito: senza lacrime ne singhiozzi. Voleva che la gente si ricordasse della sua morte come della sua vita:  una celebrazione bellissima, che ha riunito un sacco di persone interessanti. I suoi amici hanno dovuto ricordare la sua vita, non piangere la sua scomparsa. Ha insistito sul fatto che tutti bevessero whiskey con ghiaccio e dimenticassero la tristezza.

Dopo che le ceneri di Thompson furono sparate da una torre di 150 metri, Depp si è rivolto alla folla: “E’ bello quando si può restituire un favore! Hunter, questo è tutto – per te! “La sera stessa poco dopo, Depp ha suonato la chitarra e cantato in duetto con Lyle Lovett e Jimmy Ibbotson. Guardando le ceneri del marito che scomparivano nel cielo con i fuochi d’artificio, Anita Thompson disse: “Ha sempre amato le  esplosioni.”

 

 

 

 

Video

Johnny legge le lettere di Hunther:

Johnny legge Fear and Loathing in Las Vegas:

 Tributo a Hunter Thompson, Kentucky, 12.12.1996:

Hunter e Johnny sul set di Fear and Loathing in Las Vegas:

Nel film animato, Rango, doppiato da Johnny, c’è una scena omaggio ad Hunter:

Johnny inoltre a preso parte ai documentari:

  • Gonzo: The Life and Work of Dr. Hunter S. Thompson
  • Buy the Ticket, Take the Ride
  • Breakfast with Hunter
  • Hunter Goes to Hollywood

Per maggiori informazioni, CLICCA QUI.

Johnny Depp citato nei libri di Hunter Thompson 

-After September 11-

Johnny Depp called me from France on Sunday night and asked what I knew about Osama bin Laden.

“Nothing,” I said. “Nothing at all. He is a ghost, for all I know. Why do you ask?”

“Because I’m terrified of him,” he said. “All of France is terrified….I freaked out and rushed to the airport, but when I got there my flight was cancelled. All flights to the U.S. were cancelled. People went crazy with fear.”

“Join the club,” I told him. “Almost everybody went crazy over here.”

“Never mind that,” he said. “Who won the Jets–Colts game?”

“There was no game,” I said. “All sports were cancelled in this country–even Monday Night Football.”

“No!” he said. “That’s impossible! I’ve never known a Monday night without a game on TV. What is the stock market doing?”

“Nothing yet,” I said. “It’s been closed for six days.”

“Ye gods,” he muttered. “No stock market, no football–this is Serious.”

-Letter-

TO: COL. DEPP / LONDON / FEBRUARY 2, 1999

FROM: DR. THOMPSON / WOODY CREEK

SUBJECT: PUBLIC FLOGGINGS I HAVE KNOWN 
Okay, Colonel–Good work on your brutal publicity. Kick the shit out of five or six more of those rotters & you’ll make the cover of Time.

Or maybe you want to come to CUBA this weekend & help me write my new honky-tonk song: “Jesus Hated Bald Pussy.”

Anyway, this act with the Plank might have legs. Let’s give it a whirl in HAVANA. We could both load up on Absinth & trash a nice suite in the Hotel Nacional. Invite 50 or 60 Beautiful People to a party/celebration in honour of the Che Guevara, which then “got out of hand.” Depp jailed after orgy in Cuba, prostitutes seized after melee in penthouse, actor denies treason charges.

Why not? And I do, in fact, have a balcony suite at the Hotel Nacional a/o February 4–14, and I could use a suave Road manager. Shit, feed the tabloids a rumor that you have Fled to Cuba to avoid British justice. Yeah, crank that one up for a few days while you drop out of sight–and then we hit them with the ORGY IN CUBA story, along with a bunch of lewd black-and-white photos, taken by me. Shocking Proof.

Yessir. This one is definitely do-able, & it will also give me a story. You bet.

 And Sleepy Hollow will open in the Top Three. Trust me. I understand these things.

 Meanwhile, you should be getting your finished album & 6,666 pounds (less my 10%) in coin from EMI very shortly. And I am going off to Cuba, for good or ill, on Thursday. Send word soonest.   

DOC 

-Cuba-

Cuba was going to be busy. My schedule was already thick with cultural obligations: dinner with the ambassador, lunch with the minister of culture, book signings at the Film Institute, judging the Water Ballet at the Hotel Nacional, marlin fishing with the Old Man of the Sea … The list was long, and I was already looking for ways to pare it down and make time for my nonofficial business, which was equally important and would probably involve meeting with people who had recently fallen out of favour with the government in the wake of the Crackdown that followed Castro’s ruthless denunciation of pimps and pederasts and collaborators at the beginning of ’99.

   There was also the matter of Johnny Depp’s arrival in three days, which I knew would attract some attention in cultural circles, and I understood that we would have to be suave and well liked in public. We needed government approval to shoot our movie in Havana. It was definitely not the time to be getting any criminal publicity.

-Cuban Airport-

We were waiting for Ray (a.k.a. Colonel Depp)–my personal bodyguard and international road manager from London–in the airport lounge when I heard the unmistakable whine of an electric drill from behind a closed door near the baggage carousel. It was penetrating something that was too soft to offer much resistance, and I thought I knew what it was. My own Kevlar suitcase had been drilled five times when we came through the airport two nights earlier–five neat little holes going into the bag from five different directions–and now I knew it was Ray’s turn. I knew we were in for a long wait.

   Halsband slumped on his stool and ordered four more Mojitos while Heidi paced crazily back and forth on the slick tile floor. Ray was nowhere in sight, and we could only guess at his fate. Once they start drilling your luggage in this country, the next few hours are going to be very edgy. First your bag will be marked with an ominous red XXX, then it will be thoroughly searched and examined. You will be questioned repeatedly about the same things: “Why do you have all these red cigarettes? Are you wearing false teeth? Will you come with me to the X-ray machine on the other side of that wall? Why are you here? What are you carrying in that toothbrush? Was your mother born in Algiers? Who is your personal dentist? Why are you acting so nervous?”

   The correct answer to all of these questions in “No”–over and over, “No”–and the price of inconsistency can be ten years in a Cuban prison. Never be inconsistent. If the Customs cop thinks he heard you say that your mother is a dentist in Algiers the first time he asks, your answer must be exactly the same when he asks the same question five minutes later. Do not change your story in even the smallest detail. That way lies trouble.

   I knew Ray was carrying a mixed bag of personal presents, including bottles of Absinth and night-vision binoculars and frozen shirts and Nazi SS jewelry. He also had rare medicines from Europe and oriental hand fans and many thousands of dollars and perfumes and cameras and pornography and sophisticated tattoo paraphernalia. He looked like an international Pimp with no respect for the law. If his luggage was searched he was doomed.

   A Cuban band was singing “Guantanamera” on TV in the airport bar, but we were all too nervous to enjoy the music. “We may have to make a run for the car.” I whispered to Halsband. “Somebody is about to get busted here.”

   He looked startled and quickly drank off his Mojito. “Stop worrying about cops,” he said. “Everybody’s a cop in this country. Ray will have no trouble,” he said. “He is bulletproof.”

   Just then the lights went dim in the airport and people stopped talking. I felt a hand clutch my arm in the darkness and heard Heidi moaning, “O my god, O my god …”

   It was Ray. He had slipped unnoticed through the gate when the lights went dim and the mob of paranoid tourists began to panic. We paid the bill quickly and rushed out to our waiting white “limousine,” saying nothing.

 -Venice Beach-

 I have always hated astrologers, and I like to have sport with them. They are harmless quacks in the main, but some of them get ambitious and turn predatory, especially in Hollywood. In Venice Beach I ran into a man who claimed to be Johnny Depp’s astrologer. “I consult with him constantly,” he told me. “We are never far away. I have many famous clients.” He produced a yellow business card and gave it to me. “I can do things for you,” he said. “I am a player.”

   I took his card and examined it carefully for a moment, as if I couldn’t quite read the small print. But I knew he was lying, so I leaned toward him and slapped him sharply in the nuts. Not hard, but very quickly, using the back of my hand and my fingers like a bullwhip, yet very discreetly.

   He let out a hiss and went limp, unable to speak or breathe. I smiled casually and kept on talking to him as if nothing had happened. “You filthy little creep,” I said to him. “I am Johnny Depp!”

 -Venice Beach-

I listened to her for a while, then I offered her a job as my assistant, which I badly needed. She accepted, and we drove back to the Château in Depp’s Porsche. As we pulled up the ramp to the underground garage, the attendants backed off and signalled me in. Depp’s henchman had left word that nobody could touch the car except me. I parked it expertly, barely missing a red BMW 840Ci, and we went up the elevator to my suite.

   I reached for my checkbook, but it was missing, so I used one of Depp’s that I’d found in the glove compartment of his car. I wrote her a healthy advance and signed Depp’s name to it. “What the hell?” I said to her. “He’s running around out there with my checkbook right now, probably racking up all kinds of bills.” 

Fonte: ohjohnny.net
 

 
Link utili:

http://www.hunterthompson.org/shop.php

http://hunterthompsonfilms.com/vodcast/2011/09/30/the-rum-diary-back-story-episode-one/

http://totallygonzo.org/

http://www.gonzostore.com/

http://www.ibs.it/libri/thompson+hunter+s./libri+di+thompson+hunter+s..html

http://www.ralphsteadman.com/01gonzo.asp

http://www.gonzo.org/

 
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