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Depp Heaven interview Tim Burtont
aprile: 2014
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Johnny Depp On Tim Burton 2005

From The Book Burton On Burton
by Tim Burton (Author), Johnny Depp (Foreword), Mark Salisbury (Editor)

PREFAZIONE:

In Italiano:

Sono passate molte lune dalla mia breve toccata e fuga con la notorietà televisiva,o come volete chiamarla. Ripenso a quei giorni come al mio periodo ”tutto o niente”.Provate a immaginare un giovane confuso che si scapicolla pericolosamente oltre la velocità del suono verso uno specchietto per le allodole. Oppure,per non farla tanto tragica,immaginate una fase di gavetta con qualche discreta soddisfazione economica,almeno temporanea.,In ogni caso,non era un bel periodo quello in cui i ”televisivi” venivano raramente accolti a braccia aperte nell’effimero empireo della gente di cinema. Per fortuna io ero deciso (più che deciso ero disperato) ad abbandonare la mia spirale di ascesa/discesa. Le possibilità erano zero. Almeno finchè gente come John Waters e Tim Burton non mostrarono tanto coraggio da darmi l’occasione di costruirmi un’identità. Comunque è inutile dilungarsi..ne ho già parlato un’altra volta. Eccomi qui,curvo su una tastiera,pestando su uno schifo di computer che insiste a non capirmi(cosa che io ricambio). A non capire quel miliardo di pensieri che mi attraversa la mente su come affrontare questo aggiornamento del rapporto col mio vecchio amico Tim. Per me lui è esattamente la stessa persona di cui ho scritto quasi undici anni fa. Anche se nel frattempo ogni tipo di delizie si è riversata su tutt’e due,generando sensibili cambiamenti negli uomini che eravamo e in quelli che siamo-o almeno in quelli che pensiamo di essere. Cercate di capire,io e Tim siamo diventati padri. Wow. Chi avrebbe mai immaginato di vedere la nostra progenie dondolarsi sulla stessa altalena,scambiarsi modellini di automobili,pupazzi di mostri e forse anche la varicella? Un pezzo di storia che difficilmente ci saremmo immaginati. Vedere Tim nel ruolo del babbo orgoglioso mi basta per farmi cogliere da un’irrefrenabile e struggente euforia,perchè,come al solito,sta tutto nei suoi occhi. Gli occhi di Tim per quanto stanchi,tristi e strani, sono sempre stati brillanti ,su questo non c’è alcun dubbio,hanno sempre avuto una particolare luminosità. Ma ora gli occhi del vecchio Tim sembrano raggi laser! Occhi penetranti,sorridenti,soddisfatti,con tutta la forza del passato e contemporaneamente la speranza di un futuro spettacolare. Non era così un tempo. Un tempo c’era un uomo che apparentemente aveva tutto ciò che si può desiderare ,ma a cui mancava qualcosa. Come se fosse assillato dal vuoto. E il vuoto è un brutto posto in cui trovarsi.Credetemi,so di cosa parlo. Vedere Tim assieme a suo figlio Billy è una gioia incredibile. C’è un legame visibile tra loro che va oltre le parole. Un pò come guardare Tim che incontra se stesso in formato mignon,pronto a raddrizzare i torti e riscrivere la Storia. Davanti a me c’è una persona che si è liberata dalla scorza dell’uomo incompleto che avevamo conosciuto e amato, per rinascere nella felicità raggiante e matura di oggi. E quasi un miracolo a vedersi e io sono felice di esserne testimone. L’uomo che ora mi si presenta parte di un trio formato da Tim,Helena e Billy ,è un uomo nuovo,migliore e davvero completo. Ma adesso basta.Mettiamo da parte i fazzoletti e andiamo avanti…nell’agosto del 2003 mi trovavo a Montreal a lavorare a un film,Secret Window,quando mi raggiunse di Tim che voleva sapere se ero disponibile per una cena a New York la settimana successiva. Mi disse che voleva parlare di un progetto. Niente nomi,titoli,storia o sceneggiatura,nulla di preciso. Come al solito gli risposi di si. ”Allora ci vediamo” questo è tutto ciò che ci dicemmo. Quando arrivai nel ristorante,Tim era a un tavolino d’angolo,seminascosto,che sorseggiava una birra. Mi sedetti e per la prima volta ci scambiammo con piace la classica battuta ”e la famiglia?”.Poi passammo subito all’argomento in questione: Willy Wonka. Rimasi senza parole,in primo luogo stordito dalle cose straordinarie che Tim avrebbe potuto tirar fuori da romanzo di Dahl La fabbrica del cioccolato e messo definitivamente a tappeto dalla sua proposta di interpretare il ruolo di Willy Wonka. Per tutti i ragazzini cresciuti negli anni ’70 e ’80,il film interprato da Gene Wilder (che era un ottimo Wonka) era un appuntamento fisso,una consuetudine annuale. Quindi il bambino che c’è in me,era praticamente inebetito all’idea che poteva essere scelto per la parte, Ma l’attore che c’è in me capiva molto,molto bene che qualsiasi attore,come pure sua madre e persino il pesciolino dell’iguana domestica del terzo cugino dello zio del fratello di sua madre,si sarebbero sbranati vivi (o magari solo scazzotati in modi più civili) pur di avere l’occasione che mi veniva offerta dalla persona che ammiro di più al mondo. Ricordavo bene le battaglie che in passato,Tim aveva dovuto sostenere per imporre il mio nome ai produttori e mi resi conto che ‘questa volta,avrebbe potuto tranquillamente mettere da parte i guantoni da boxe. Non riuscivo a credere a tanta fortuna. Non ci riesco ancora. Penso di avergli lasciato dire non più di mezza frase e mezza,prima di interromperlo con ”Ok,ci sto”. E lui mi disse:”Bene,pensaci e fammi sapere qualcosa..”. ”No,no se mi vuoi io ci sto”. Finimmo la cena tirando fuori alcune idee divertenti sul personaggio di Wonka per poi scambiarci l’inevitabile racconto sul cambio dei pannolini,come tuttii maschi diventati padri usano fare. Uscimmo dal locale di notte con un abbraccio e una stretta di mano,come tutti i maschi che sono amici usano fare. E allora solo gli lascia la serie completa dei dvd dei Wiggles come un maschio adulto non dovrebbe fare e se lo fa lo stesso,per poi negare di averlo fatto. Ci salutammo e io tornai al mio lavoro. Alcuni mesi più tardi ero a Londra per l’inizio delle riprese. Le nostre prime discussioni su Wonka avevano dato i loro frutti e ora facevano parte della sceneggiatura. Eravamo pronti a partire. L’idea di questo uomo solo e del totale isolamento autoimposto (e degli effetti che questo poteva avere) erano uno splendido spunto su cui lavorare. Io e Tim tornammo con la mente al nostro passato,con l’idea di esplorare i vari aspetti della psicologia del personaggio:immaginate due maschi adulti che discutono seriamente dei meriti e delle qualità di Captain Kangaroo e Mr.Rogers,con qualche accenno,giusto per rendere la cosa più emozionante,a Wilk Martindale o Chuck Woolery,due tra i migliori presentatori di quiz al mondo. Navigavamo in un territorio capace di farci piangere e ridere come due scolaretti. Con in più qualche escursione nell’arena dei programmi per bambini delle tv locali,con personaggi che stavano a metà tra il presentatore televisivo o il clown da circo. Azzardammo alcune possibilità un pò rischiose e scartammo tutte quelle che non ci sembravano essenziali. Il ricordo di quelle discussioni resterà con me per sempre. Le riprese vere e proprie,come sempre con Tim,filarono lisce. Io e lui abbiamo un collegamento mentale che è in grado di produrre scintille ogni istante. Ci sono stati anche momenti critici,di equilibrio instabile,situazioni in cui era difficile capire fino a che punto spingersi e dove porre un limite. Momenti che si risolvevano in nuove risate e idee ancora più assurde. Inaspettatamente Tim mi chiese anche di fare una parte nella Sposa Cadavere,che stava girando nello stesso periodo. L’impegno necessario a solo una delle due cose era sufficiente per uccidere un cavallo. Tim sembrava danzare senza sforzo tra l’una e l’altra. Tim ha una forza inarrestabile. Ci sono stati momenti in cui ho fatto fatica a stare dietro la sua inesauribile e quasi disumana energia. Detto questo,abbiamo lavorato duro e ci siamo divertiti un sacco. RIdevamo in maniera infantile come dei matti di tutto e di niente,che è sempre e comunque qualcosa. Ci scambiavamo sfrontate imitazioni di grandi intrattenitori del passato,come Charles Nelson Reilly,Georgie Jessel,Charlies Callas,Sammy Davis jy (sempre). Potrei andare avanti all’infinito ma i nomi diventerebbero sempre più oscuri e i nostri lettori rischierebbero di perdersi. Ci divulgavamo in profonde discussioni filosofiche su temi come: gli ospiti Dean Martin Celebrity Roast erano effettivamente nella stessa stanza al momento in cui registrano lo show?e rimanevamo letteralmente costernati all’idea che forse la risposta era no. La sua conoscenza dei film è strabiliante,arriva fino ai recessi più oscuri e spaventosi del cinema. Per esempio,un giorno mentre stavamo lavorando,gli accennai al fatto che la mia compagna,Vanessa,ha un debole per i film catastrofici,in particolare per quelli brutti All’improvviso,l’aria attorno a me si animò per le mani di Tim che si agitavano pericolosamente attorno a me. Mi fece sull’istante una lista di film di cui non avevo mai sentito parlare. Alla fine ci limitammo a un paio di capolavori come Swarm. Lo schiame che uccide e Ormai non c’è più scampo,che Tim prese direttamente dalla sua collezione personale. A cui aggiunse qualcosa di più commestibile come l’invasione degli astromostri e il villaggio dei dannati.Questo per dire che il suo rapporto col cinema è ancora e sempre vivo. E che non s’è per nulla stancato di farlo. Che ogni volta è emozionante come la prima volta. Per me lavorare con Tim è come tornare a casa.è una casa piena di rischi e di insidie,ma sono queste le cose in cui mi trovo a mio agio. Molto a mio agio. Non ci sono reti di protezione per nessuno,ma è così che siamo cresciuti in quella casa. L’unica cosa su cui si può fare affidamento è la fiducia reciproca,che è la chiave di tutto. So per certo che Tim si fida di me, e lo dico per dimostrare che non è vero che io sia paralizzato dal terrore di deluderlo. In effetti è questo il mio primo e principale pensiero,quando ho a che fare con lui. L’unica cosa che m’impedisce di diventare pazzo è che so che si fida di me,che so di volergli bene e di avere una fiducia sconfinata ed eterna in lui,oltre all’intenso desiderio di non deluderlo mai.Che cosa posso dire ancora di lui?è un fratello,un amico,è il padre del mio figlioccio.è una persona unica e coraggiosa,uno per il quale andrei in capo al mondo e so perfettamente che lui farebbe lo stesso per me. Ecco… l’ho detto.

Johnny Depp
Dominica,Caraibi
maggio 2005

FOREWORD:

For English Fan:

Many a moon has passed since the days of my brief brush with TV stardom, or whatever one might dare call it. I mostly think of them as the do-or-die years: picture, if you will, the confused young man hurtling dangerously towards the flash-in-the-pan at sound-breaking speed. Or, on a more positive note, forced education, with decent dividends in the short term. Either way, it was a scary time when so-called TV actors weren’t eagerly received into the fickle fold of film folk.

Fortunately, I was more than determined — even desperate — to break away from my ascent/descent. The chances were nearly impossible, until the likes of John Waters and Tim Burton had enough courage and vision to give me a chance to attempt to build my own foundation on my own terms. Anyway, no time to digress … this has all been said before.

I sit here, hunched at the keyboard, banging away on a ratty old computer, which does not understand me at all, nor I it, especially with a zillion thoughts swirling through my skull on how to proceed with something as personal as an update on my relationship with old pal Tim. He is, for me, exactly the same man I wrote about nearly eleven years ago, though all kinds of wonderfulness has flowered and showered the both of us, and caused radical changes in the men we were and the men we’ve become — or, at least, the men we’ve been revealed as. Yeah, you see, Tim and I are dads. Wow. Who’d have ever thought it possible that our progeny would be swinging on swing-sets together, or sharing toy cars, toy monsters, even potentially exchanging chicken pox? This is a part of the ride I had never imagined.

Seeing Tim as proud Papa is enough to send me into an irrepressible weeping jag, because, as with almost everything, it’s in the eyes. Tim’s eyes have always shone: no question about it, there was always something luminous in those troubled/sad/weary peepers. But today, the eyes of old pal Tim are laser beams! Piercing, smiling, contented eyes, with all of the gravity of yesteryear, but bright with the hope of a spectacular future. This was not the case before. There was a man with, presumably, everything — or so it seemed from the outside. But there was also something incomplete and somehow consumed by an empty space. It is an odd place to be. Believe me … I know.

Watching Tim with his boy, Billy, is an enormous joy to behold. There is a visible bond that transcends words. I feel as if I’m watching Tim meet himself toddler-size, ready to right all wrongs and re-right all rights. I am looking at the Tim that has been waiting to shed the skin of the unfinished man that we all knew and loved, being reborn as the more complete radiant hilarity that exists full-blown today. It is a kind of miracle to witness, and I am privileged to be near it. The man I now know as a part of the trio of Tim, Helena and Billy is new and improved and completely complete. Anyway, that’s enough of that. I’ll step off the Kleenex box and get on with things, shall I? Onwards …

In August of 2003 I was in Montreal, working on a film called Secret Window, when I received a phone call from Tim asking if I could make it down to NYC for dinner the following week to discuss something. No names, no title, no story, no script — nothing specific. And, as always, I said that I would be there happily, ‘I’ll see you then’, that type of deal. And so I did. When I arrived at the restaurant, there was Tim, tucked away in a corner booth, half in darkness, nursing a beer. I sat, we enjoyed for the first time the fantastic, ‘How’s the family?’ exchange, and then zoomed immediately to the subject at hand. Willy Wonka.

I was stunned. Amazed, at first, by the outrageous possibilities of Tim’s version of the Roald Dahl classic, Charlie and the Chocolate Factory, but even more floored that he was, in actual fact, asking me if I would be interested in playing the role of Wonka. Now, for any kid who grew up in the 70′s or 80′s, the first film version starring Gene Wilder (who was a brilliant Wonka) was an annual event. So there was the kid in me who was giddy that I should be, in this case, the chosen one for the part. But there was also the ‘thespian’ in me who understood very, very well that every actor and their mother and that mother’s brother’s uncle’s third cousin’s pet iguana’s goldfish would have hacked each other up into tiny morsels — or at best, gladly knocked each other off in a more civilized fashion — clamouring, gagging for the chance that was being presented to me by one of the people I admire most. I was also keenly aware of the many battles with many studios that Tim had had to endure over many years to secure my involvement on the various films we’d alread done together, and it made every kind of sense to me that he’d probably need to take the gloves off for this one. I couldn’t believe my luck … I still can’t.

I think I probably let him finish a sentence and a half before I blurted out the words, ‘I’m in.’ ‘Well’, said he, ‘think about it and let me know …’ ‘No, no … if you want me, I’m there.’ We finished our dinner with more than a few titbits and amusing ideas about the character of Wonka and, of course, traded the occasional nappy-changing story, as grown men who are dads are wont to do. We ventured out into the night with a handshake and an embrace, as grown men who are pals are wont to do. And I then handed him the complete set of Wiggles DVDs, as grown men probably shouldn’t do, but do anyway and deny later. We said goodbye and I then wandered off back to my day-job. Several months later, I found myself in London to begin the shoot.

Our early discussions of Wonka had been incorporated and we were ready to play. The idea of this solitary man and the extreme isolation he’d inflicted upon himself — and what effect this might have — was a colossal playground. Tim and I had explored many areas of our own pasts with regard to the various layers of Wonka: two grown men in serious consultation, debating the merits of Captain Kangaroo versus Mr. Rogers, even spicing things up with a dash of, say, a Wink Martindale, or Chuck Woolery, two of the finest game-show hosts ever to crack the boards. We were navigating through territories that would eventually wind up bringing us to tears, laughing like teenage school chums. Sometimes we even travelled into the arena of ‘local’ kiddie-show hosts, who in some cases could be defined as being just this side of mimes, or carnival clowns. We braved some treacherous possibilities and discarded all things unnecessary. My memories of the process are a gift that I’ll treasure always.

The experience of shooting the film with Tim was as good as anything gets. To me, it felt as if our brains were connected by a blistering hot wire that could have generated sparks at any minue. There were moments in certain scenes where we’d find ourselves precariously high on an unbelievably thin thread, trying to work out just how far the limits were, which would only give birth to more absurd notions and mirth.

To my surprise, while shooting Charlie he invited me to play another part in his stop-motion feature Corpse Bride, which he was working on simultaneously. The size and scope and commitment level of these projects if taken on one at a time would have been enough to drop a horse. Tim glided effortlessly from one to another. He is an unstoppable force. There were plenty of times when I was unable to fully grasp his inexhaustible, almost perverse energy.

All told, we worked hard and had an absolute ball. We laughed like mad children about everything and nothing, which is always about something. We shamelessly swapped imitations of some of our favourite entertainers of days gone by, such brilliant individuals as Charles Nelson Reilly, Georgie Jessel, Charlie Callas, Sammy Davis Jr (always), Shlitzy (from the Tod Browning film Freaks), et cetera. The list could go on and on and on, ad infinitum but, the names would get more and more obscure and our readers might just derail. We’d dive into these deep philosophical conversations concerning whether or not the guests of the Dean Martin Roasts were actually in the same room together when the show was taped — and became really super-worried that maybe they weren’t.

His knowledge of film is staggering, far into the obscure and downright scary. For example, in conversation one day at work I happened to mention that my girl, Vanessa, has a thing for disaster films, and preferably bad ones. Right away, Tim’s side of our gabbing became incredibly animated, the hands waving and zigzagging dangerously through the air. He rattles off a list of things I’d never heard of in my life. We settled on a couple of humdingers that Tim tracked down from his personal library for us — titles like The Swarm and When Time Ran Out. And then, for good measure, he’ll break out something a bit more soothing like Monster Zero, or Village of the Damned. The point is, his relationship with cinema is not, even in the slightest sense, jaded. He has not tired or bored of the process. Each outing is as exciting as the first.

For me, working with Tim is like going home. It is a house made of risk, but in that risk, there is comfort. Great comfort. There are no safety-nets, for anyone, but that is how you were raised in that house. What one has to rely on is simply trust, which is the key to everything. I know very deeply that Tim trusts me, which is an amazing blessing, but that is not to say that I am not always paralytic with the fear of letting him down. In fact, that is first and foremost in my thinking as I am approaching the character. The only elements that keep me sane are my knowledge of his trust, my love for him, and my profound and eternal trust in him, coinciding with my hefty yearning to never disappoint him.

What more can I say about him? He is a brother, a friend, my godson’s father. He is a unique and brave soul, someone that I would go to the ends of the earth for, and I know, full and well, he would do the same for me.

There … I said it.
Johnny Depp May 2005
Dominica, West Indies

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